NORME SULLA DIFESA PERSONALE

Chi pratica con serietà le arti marziali controlla i propri impulsi e tende a evitare al massimo l’uso della violenza.

Tuttavia, la vita ci può presentare situazioni in cui veniamo aggrediti fisicamente senza averlo provocato. In questi casi, può diventare necessario utilizzare le tecniche apprese.

Discipline come il Kali e il Silat insegnano a usare armi come coltelli e bastoni, oltre che a difendersi a mani nude da queste armi.

Molte tecniche, parate e leve possono provocare lesioni gravi all’avversario.

Dunque, è essenziale conoscere le norme sulla legittima difesa.

difesa_personaleIl nostro ordinamento considera la difesa personale come estrema ratio. La convivenza civile è basata sulla delega all’autorità pubblica dell’uso della forza.

Qualsiasi forma di “giustizia fai da te” è malvista.

Solo caso in un caso, la Legge giustifica l’uso della forza contro qualcun altro: se il suo comportamento crea un pericolo attuale per noi o per un’altra persona (es. un nostro figlio), e se noi non abbiamo via di fuga, oppure se, con la fuga, metteremmo a repentaglio la vita o l’incolumità personale nostra o di terzi (es. scappare da un’area di sosta dell’autostrada espone al rischio di essere travolti).

A queste condizioni, se facciamo del male a chi ci ha aggrediti, la nostra condotta potrebbe non essere reato.

ATTENZIONE… POTREBBE!

Supponiamo di avere usato le nostre abilità marziali verso qualcuno che ci ha aggrediti.

Se la nostra reazione ha provocato all’aggressore conseguenze guaribili in meno di 7 giorni, siamo di fronte ad un reato lieve, le percosse.

Teniamo presente che una prognosi simile è piuttosto rara: anche per un pugno ben assestato, la prognosi tende ad essere assai superiore. Se la prognosi è superiore a 7 giorni, si potrebbe aprire nei nostri confronti un procedimento penale per lesioni personali o, nel peggiore dei casi, per omicidio preterintenzionale.

Ciò potrebbe derivare da una querela (dell’aggressore) o da una denuncia (della Polizia). Prima di decidere che la nostra reazione è stata difesa legittima, il Giudice dovrà valutare la proporzione tra l’offesa e la nostra reazione.

Non possiamo spezzare un braccio a chi tenta di rubarci qualcosa; mentre possiamo reagire duramente a chi, con la sua aggressione, potrebbe ucciderci.

Inoltre, possiamo reagire con oggetti contundenti solo chi ci attacca con armi simili.

Invece, la Legge lascia un margine maggiore all’auto- tutela quando l’aggressione avviene nelle nostre case (dunque, in casi di rapina in villa, di rapina in abitazione, ecc.).

In questi casi, il Giudice non dovrà valutare la proporzione (in quanto definita in via normativa) se chi è aggredito nella sua dimora o nel suo esercizio commerciale (o comunque si trova legittimamente in questi luoghi) usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo per difendere l’incolumità fisica (propria o altrui), oppure i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Alcuni dicono che il concetto di “desistenza” (che significa qualcosa del tipo “andate via o sparo”) sembra poco realistico rispetto alle modalità di svolgimento di queste aggressioni in luoghi chiusi.

Due parole su come comportarsi nel malaugurato caso ci si trovasse costretti a utilizzare tecniche marziali di difesa personale contro un aggressore, provocandogli lesioni di una certa gravità.

Anzitutto occorre trattenersi sul posto, rimanere calmi e collaborare con la Polizia, ricostruendo la dinamica dei fatti e sottolineando per quali motivi non è stato possibile fuggire.

Un’ultima considerazione: la difesa legittima non vale nei casi di rissa, cioè di violenta mischia fra persone che compiano atti violenti per arrecare offesa agli avversari e per difendersi dalle loro offese.